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VESPRI
Festa del Beato Giorgio Matulaitis, vescovo
27.01.2009
Celebriamo oggi la ricorrenza della morte del Beato Giorgio Matulaitis, scomparso esattamente 82 anni fa. Per la diocesi di Vilna (la capitale della Lituania) era vescovo, e in seguito fu nominato arcivescovo e visitatore apostolico in Lituania, per due congregazioni religiose femminili egli è fondatore. Per noi, Mariani, però, lui è semplicemente il Rinnovatore. Perché lo chiamiamo così?
A Mariampole, parrocchia natale di Matulaitis, stava per estinguersi l’Ordine dei Mariani, fondato in Polonia dal Beato Stanislao Papczynski e condannato dal governo zarista (Impero Russo) a scomparire. Allora, P. Matulaitis propose, all'ultimo padre mariano rimasto in vita, alcuni cambiamenti necessari affinché l’Ordine potesse operare in clandestinità (e così sopravvivere). Ottenuto il consenso della Santa Sede, il 29 agosto 1909, a Varsavia, in segreto, entrò nella Congregazione emettendo i voti religiosi – salvando in questo modo la nostra Famiglia religiosa dall’estinzione. Al momento della sua morte (prematura, aveva solo 55 anni), la Congregazione contava già 240 religiosi!
In quest’anno, appunto, celebriamo il centesimo anno di questo evento, cioè il centenario della Rinnovazione della nostra Congregazione. Tra qualche mese, avremo un Convegno dedicato a questo tema e varie celebrazioni, fra l’altro a Varsavia, città dove ebbe luogo l’atto di rinnovazione e a Mariampole (in Lituania) presso la tomba del Beato.
Poiché stiamo celebrando l’anno paolino, vorrei parlare un po’ dello stretto collegamento spirituale esistente fra Matulaitis e S. Paolo. La persona di S. Paolo, il suo esempio, le sue lettere, avevano una grande influenza sul Beato Giorgio. L’Apostolo delle Genti era il suo santo e patrono prediletto.
Cominciamo con un fatto, che non fu una semplice coincidenza, ma un evento provvidenziale.
Nei giorni dal 21 al 30 agosto 1925, il Beato Giorgio, fece il suo ritiro, qui a Roma. Dove? Proprio presso la Basilica di S. Paolo Fuori le Mura, sotto la direzione dell’abate benedettino Ildefonso Schuster (anche lui è stato beatificato). Ecco un brano degli appunti fatti durante quel ritiro:
“Ho avuto grande desiderio di questo ritiro. Devo sistemare la mia coscienza e porre le fondamenta alla mia nuova vita. (…) Il ritiro è andato molto bene. (…) Ho ricevuto tante grazie. (…) I Padri della Chiesa erano per me un bell’esempio di vita religiosa.”
Durante questi esercizi spirituali, P. Giorgio ha fatto alcuni propositi, fra cui:
“ - Ringraziare più intensamente Dio per tutte le croci e le grazie; amare Dio con più fervore e impegno; fare lo sforzo per stare con Lui in costante unione e fidarsi totalmente della sua provvidenza. Signore, come sei buono. Strani sono i tuoi cammini per i quali mi conduci. Ti ringrazio per tutto! Madonna Immacolata, aiutami ad amare di più Dio.
- Fare lo sforzo per approfittare di ogni momento libero (all’infuori del riposo) per lavorare e pregare. Ricordati, che sei venuto a Roma per imparare una vita santa, veramente religiosa; soprattutto, vivendo qui, conviene lavorare anche di più per la gloria di Dio e per il bene della Chiesa.”
P. Giorgio Matulaitis si ispirava molto a S. Paolo, era emulo di S. Paolo, cioè si sforzava di imitare l’Apostolo delle Genti. Egli ha preso sul serio l’invito di S. Paolo ad aspirare alla santità. A se stesso e ai suoi compagni diceva: “Coltiviamo la vita interiore, così che possiamo dire con S. Paolo: Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me (Gal 2,20)”. (“Idea direttiva”). Sull’esempio del Santo di Tarso ha dichiarato: “Io ritenni di non sapere altro,…se non Gesù Cristo, e questi crocifisso. (1 Cor 2,2)”.
P. Matulaitis scrisse “Il Diario Spirituale” e un opuscolo intitolato “L’Idea direttiva e lo spirito della Congregazione”, in cui egli ha racchiuso le più importanti indicazioni per lo sviluppo della nostra Congregazione, da lui richiamata in vita. Questi due documenti contengono moltissime citazioni dalle lettere di S. Paolo e varie esortazioni ad imitarlo.
Nell’Idea direttiva scrive cosi: “Cristo sia una guida e un esempio a tutta la Congregazione, come anche ad ogni suo membro, e la nostra specialissima patrona Immacolata Vergine Maria, ci mostri il cammino e ci aiuti (a percorrerlo), perché – e qui cita S. Paolo dalla lettera a Timoteo (2,11-13) – possiamo convivere e cooperare con Cristo, con Lui soffrire e morire e conseguentemente, un giorno poter anche con Lui regnare.”
Per Matulaitis, dopo Maria Immacolata, S. Paolo fu uno dei più importanti patroni della Congregazione. “Mettete davanti agli occhi – esortava – le numerose e grandi fatiche degli Apostoli, affrontate per la salvezza delle anime, specialmente quelle di S. Paolo, le sue costanti premure, le preoccupazioni, le veglie, le preghiere, i viaggi, le sofferenze, gli sforzi e le coraggiose battaglie.”
E in un altro brano dell’Idea direttiva insegnava: “Ricordiamo le parole di S. Paolo: Non ho desiderato né argento, né oro, né la veste di nessuno. Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando così si devono soccorrere i deboli, ricordandoci delle parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere! (At 20,33-35).”
Matulaitis venne consacrato vescovo il 1° dicembre 1918, e nella Festa dell’Immacolata prese possesso della diocesi di Vilna. Nel discorso inaugurale cita i pensieri di S. Paolo. Il vescovo Giorgio conosceva la sua esortazione nella lettera ai Corinzi: “Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo”. (1 Cor 11,1). Come nuovo pastore si ispira a S. Paolo:
“Ad esempio di Cristo cercherò di abbracciare tutti, di essere tutto per tutti (I Cor 9,22). Sono pronto a sopportare la morte per la verità. Desidero di essere per voi solo padre e pastore, imitatore di Cristo. Il campo del mio lavoro è il regno di Cristo; il mio partito è Cristo.” Ed in altro luogo dell’Idea direttiva, ripete imitando S. Paolo: “Mi sono fatto tutto per tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il Vangelo, per diventare partecipe con loro. (1 Cor 9, 22-23)”
Come stemma episcopale scelse la sigla “Maria” con il motto (“Vince malum in bono”) – vinci il male con il bene (Rm 12,21). Questa frase di S. Paolo, fu il suo programma in mezzo a contrasti di ogni genere (persecuzioni politiche, nazionaliste, minacce di morte, odio…). “Il primo novembre 1921 scrisse al Nunzio Apostolico in Polonia, descrivendo il clima che regnava nella città: “Qui, a Vilna, sembra di essere in una specie di inferno, dove le passioni nazionaliste e politiche hanno condotto taluni non solo all’accecamento ed all’odio, ma li hanno fatti degenerare in una specie d’isterismo e di pazzia nazionalistica”. Nonostante tutto questo egli fu sempre fedele a questo suo motto araldico. Raccomandava ai Mariani: “Mai a nessuno, dentro della Congregazione o fuori di essa, rispondete al male con male, ma piuttosto sforzatevi di vincere il male con il bene.” (Idea direttiva).
Il Diario di P. Giorgio, si apre con un pensiero paolino, ch’è un programma ed impegno per il nostro Beato: “Questa sia la mia impresa e la mia tessera distintiva: cercare Dio in ogni cosa, fare tutto alla maggior gloria di Dio, introdurre in tutto e diffondere dappertutto lo spirito di Dio.”
S. Paolo, nel suo zelo apostolico stimolava i suoi discepoli a correggere e ad esortare sia in tempo opportuno che in quello inopportuno. Lo stesso faceva P. Matulaitis. Lui aveva compreso bene la lezione di S. Paolo, perciò scrisse nel suo Diario:
“Se una via è impedita, perché non cercarne un’altra? Se una porta è chiusa, apriamone un’altra; se una finestra è sprangata, cerchiamone una’altra, per poterci affacciare alla luce”.
Ai membri della Congregazione rinnovata diceva: “Dobbiamo pregare ardentemente che, in mezzo a noi, regni sempre quello spirito che ci renda pronti a rinunziare e ad abbandonare ogni cosa, per affrontare l’apostolato dovunque lo esiga la necessità, per combattere e sacrificare persino la nostra vita. Ci siano di costante esempio, S. Paolo, S. Ignazio di Loyola e molti altri. Dacci, o Signore, lo spirito di apostolato, lo spirito del vero zelo, per poter abbracciare tutte le anime.”(Diario)
Autentico appassionato della Chiesa, diceva: “Dobbiamo ardere di zelo, per la maggior gloria di Dio, per incrementare la santità della Chiesa e per il bene delle anime, Poiché l’amore del Cristo ci spinge (2 Cor 5, 14). Il Beato Giorgio ha proposto alla Congregazione rinnovata il motto: “Per Cristo e per la Chiesa”, ma si potrebbe usare anche questo: L’amore del Cristo ci spinge, oppure quello già citato: Vinci il male con il bene! Tutte e tre possono essere usati ugualmente, poiché esprimono lo stesso amore e lo stesso zelo per Cristo e per la sua Chiesa.
S. Paolo era uomo d’umiltà. Si sentiva indegno di essere chiamato “Apostolo”. Si riteneva “un aborto di Apostolo”, “ultimo dei peccatori”. Nonostante fosse consapevole della sua elezione da parte di Cristo, diceva: Guai a me, se non annuncio il Vangelo! Anche il nostro Beato Giorgio era un uomo umilissimo e ardentemente innamorato della Chiesa; per essa era pronto a fare ogni cosa. Nel suo Diario annotava, infatti: “Se mi è lecito chiederti qualche cosa, Signore, che io sia nella Chiesa come un vile straccio che serve per rimuovere le immondizie, e dopo l’uso si getta in un cantuccio: così sia io pure adoperato e consumato, purché nella tua casa almeno qualche angolo sia meglio mondato e pulito. Poi mi gettino pure via…” (Diario, 13.01.1911).
Un grande sogno e desiderio di S. Paolo era conquistare per Cristo i pagani di tutto l’Impero Romano di quel tempo, cosi per Matulaitis, una grande passione apostolica era evangelizzare la Russia, avvicinarsi quanto più possibile al popolo di quella nazione, alla loro lingua, alla loro cultura, ai riti e alla loro mentalità orientale. Il Beato Giorgio ardeva di immenso zelo missionario. Ecco un altro brano del suo Diario che rivela il suo fervore missionario:
“Sforziamoci dunque di camminare a passi da gigante per la via che ci mostra S. Paolo, e affrettiamoci verso la nostra patria celeste cercando di trascinare gli altri dietro di noi, aiutando quelli che possiamo e quanto possiamo e tenendo sempre presente la maggior gloria di Dio. E se fosse nelle nostre forze, oh, potessimo trasferire tutto il mondo in cielo, e deporlo in offerta ai piedi dell’Altissimo. Concedici, o Signore, di poter diventare tali, e ardere del fuoco di questo zelo.” (…) “Il nostro motto sia: Tutto posso in Colui che mi dà forza. (Fil 4,13)”
“Memori, di queste parole di S. Paolo - scrive nell’Idea direttiva – dobbiamo distinguerci per coraggio nello sconfiggere tutti gli ostacoli.”
E finiamo la nostra meditazione (già troppo lunga), con l’incoraggiamento del Beato Giorgio, che ci sprona, usando le parole di S. Paolo: “Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?... Chi, dunque, ci separerà dall’amore di Cristo?... Nessuna creatura potrà separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore. (Rom 8,35-39)”
In ambedue, Paolo e Giorgio vediamo una perfetta armonia fra spiritualità e attività, fra intima unione con Cristo e straordinario impegno nell’evangelizzare, esempio meraviglioso per noi, consacrati e laici.

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